MPF WOMAN

MASTERING POWER FIGHITING "WOMAN"

La considerazione che la donna per sua natura si trovi esposta maggiormente a un pericolo di aggressione purtroppo rappresenta la realtà. Così nel lavoro come nella vita sociale la nostra cultura rende più difficile la realizzazione personale della donna che generalmente viene individuata come oggetto di desiderio più che come persona. Questo implica che, assommando questa idea acquisita ad una effettiva inferiore forza fisica rispetto all’uomo, la donna viene fatta sovente oggetto di aggressioni. Anche uno scippatore, ad esempio, sarà più tentato di infierire contro una donna immaginando una reazione di difesa debole. Escludendo l’aggressione a scopo di rapina, che non tocca direttamente il rapporto psicologico tra vittima e assalitore, possiamo affermare senza alcun dubbio che il pericolo maggiore cui la donna è esposta è quello della violenza carnale. Purtroppo, in circa il 60% dei casi la vittima non reagisce affatto, neanche successivamente chiedendo l’aiuto di qualche amico o delle forze dell’ordine. Gli alleati degli stupratori sono proprio l’omertà e l’ignoranza. Infatti gli stupratori trovano l’accondiscendenza silente proprio delle stesse vittime per una serie di ragioni. La donna violentata spesso si sente in colpa per l’atto sessuale subito, arrivando in modo paradossale a passare da soggetto passivo della violenza a complice. In questo la società non aiuta certo le denuncie, poiché la gente conoscente della vittima e i mass-media finiscono con l’interessarsi dell’accaduto con curiosità morbosa, il che spinge le vittime a non denunciare i fatti, proprio per evitare che al suo corpo violato si aggiunga l’ulteriore onta della messa in pubblico della sua sessualità aggredita. La donna assalita da tantissimi dubbi interni, si interroga sui suoi stessi comportamenti che l’avrebbero resa complice dello stupro, arrivando quasi a giustificare il comportamento del suo aggressore. Infine, il timore fondato di non essere creduta in sede di interrogatorio rischia di trasformare la vittima in adescatrice. Le statistiche confermano che in sede di processo è più facile per una donna provare la sua innocenza per legittima difesa piuttosto che difendere se stessa a violenza accaduta. Quindi vi rendete conto da sole che bisogna avere la possibilità di uscire incolumi da un’ aggressione o almeno con il minor danno possibile. Il primo passo per un’efficace difesa è quello del RIFIUTO MENTALE DI CEDERE ALLA VIOLENZA. La donna deve semplicemente usare le armi che sono a lei più congeniali, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Semplici tecniche quali calci, colpi di gomito, graffi e colpi di ginocchio dovranno essere usate con la massima determinazione e nei punti vitali più esposti; la donna dispone inoltre di una carica psicologica di per se utilissima a salvaguardarla da brutte esperienze. Siate pronte a reagire con la massima efficacia e determinazione qualora non vi sia nessun’altra soluzione. Essere efficaci e determinati potrebbe significare, in casi particolari, far finta di cedere, fingere cioè di essere dominate dalla paura. Tutto ciò ha uno scopo ben preciso: vedendo la vittima completamente soggiogata ai suoi voleri, l’aggressore si rilassa a tal punto da ridurre al minimo la sua forza fisica aumentando le nostre possibilità di riuscita. Nel modo più assoluto "NON ESITATE!". Quando una donna è sicura di se, qualunque azione scaturisca dall’uso del proprio corpo, risulterà sempre efficace

Il video per ricordare sempre che la difesa della sua incolumità per la donna è un diritto quanto per l'uomo!

CONVEGNO CON LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE  (11 APRILE 2010) :  http://www2.luiginoiobbi.com/it/mastering-power-fighting/news/convegno-contro-la-violenza-sulle-donne-educare-la-donna-alla-consapevolezza-di-se

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