Zen

 ZEN  

Lo Zen è uno speciale insegnamento senza scritture, al di là delle parole e delle lettere, che mira all’essenza spirituale dell’uomo, che vede direttamente nella sua natura, che raggiunge la realizzazione. Quando s’incomincia lo studio dello Zen, esso sembra completamente diverso dal Taoismo, si pensa che abbia caratteristiche differenti, ma quando se ne comprende lo scopo, ci si accorge che sono praticamente identici. La differenza sta nel fatto che, mentre il taoismo risulta più distaccato dalle Arti Marziali a causa della sua filosofia metafisica, lo Zen scende, se mi è concesso esprimermi in tal senso, nel Kwon (luogo di addestramento) insieme all’artista marziale; è cioè, una filosofia più pratica che condiziona l’addestramento fisico. Anche lo Zen, come il Taoismo, ha lo scopo di screditare l’aspetto logico-verbale della mente, in modo che la realtà possa essere definita dalla percezione intuitiva. Non è un’opinione la scoperta che la mente è un’entità unica ma divisa in due diversissimi segmenti funzionali. Oggi si sa che l’emisfero cerebrale di sinistra sovrintende alle funzioni logico analitiche, mentre l’emisfero destro è la sede delle percezioni e comprensioni intuitive, non verbali. I maestri Zen volutamente elaboravano tecniche sottoforma di assurdi enigmi (koan), per confondere la mente analitica, e per far si che la capacità di percezione dell’uomo potesse funzionare adeguatamente, per vivere cioè, come direbbero i taoisti, nel Tao. Per tale ragione lo Zen divenne la filosofia dell’antirazionale e dell’antimente. Mi è stato insegnato che molti maestri Zen, sovente, definiscono la mente umana, nel caso in cui la si volesse schematizzare ipoteticamente, come il risultato di due componenti, una razionale e l’altra irrazionale; inoltre la mente logica, che noi chiamiamo "pensiero" e che crediamo sia ciò che rende l’uomo intelligente distinguendolo da tutti gli altri esseri viventi, altro non è che il 5% circa di tutta la dimensione psichica umana. Facciamo un esempio. Paragoniamo la mente umana ad una foresta, immensa ed infinita come l’universo, dove tutto vive secondo la Legge della Natura (la legge del Tao), dove cioè piante ed animali nascono, crescono e vivono liberamente. In un punto qualsiasi di questa immensa creazione vi è una casa, che sembra molto grande se la si osserva dall’interno, ma incredibilmente minuscola in confronto all’infinità della foresta, se la si osserva dall’esterno. L’uomo vive esclusivamente in quella casa. La foresta è la mente che noi chiamiamo "irrazionale" (definito tale non avendone la consapevolezza) e la casa è quello che noi definiamo "pensiero". L’uomo quasi mai esce dal focolare che si è costruito ed il motivo è palese: nella casa tutto è concepito secondo la sua volontà, dato che lui stesso l’ha costruita. Uscire da quella casa significherebbe rinunciare all’illusorio dominio dell’ambiente, della propria vita e della propria natura; infatti la foresta è incontrollabile (come si può ben comprendere) e ci si può solamente adeguare. Ciò, però, è fonte di immensa paura per l’uomo; assolutamente noi non ci tufferemo mai in un mare che non è mai stato esplorato prima e quindi non portato alla nostra logica. Ma è impossibile contenere ciò che ci contiene. In pratica la mente razionale rifiuta di mettersi da parte, impedendoci di vivere usufruendo, anche, della nostra dimensione illogica che, ripeto, è definita tale solo poiché non è concepibile dal pensiero comune. I maestri Zen elaboravano quegli enigmi micidiali, definiti "Koan", sui quali i discepoli, desiderosi dell’insegnamento, dovevano meditare. Erano enigmi incomprensibili col solo uso del pensiero e per ottenere la risposta occorreva andare oltre quest’ultimo. Di conseguenza la mente logica, esasperata, era costretta ad accettare il silenzio e la non azione pur di sopravvivere, riuscendo a percepire, così, ciò che in condizioni normali è impossibile individuare. I taoisti direbbero che il discepolo sta cominciando a comprendere i concetti di "vuoto" e di "non-agire", cercando di vivere immerso nel Tao. Un Artista Marziale che acquisisce la consapevolezza di determinati principi non ha rivali nell’arte del combattimento ed in tutta la pratica delle Arti Marziali.

Nel libro "Zen e Arti Marziali", Taisen Deshimaru (un noto maestro Zen) sottolinea come nella pratica l’intuizione e l’azione devono sgorgare nel medesimo istante. "Non ci può essere pensiero; non c’è un solo secondo per pensare. Quando si agisce l’intenzione e l’azione devono essere simultanee". Continua scrivendo: "Quando dico: non muoversi, non muoversi, ciò significa, in effetti, non restare fermo su un pensiero, lasciar passare i pensieri senza seguirli inconsciamente". "Così nelle Arti Marziali anche un combattente che si trova attaccato da una decina di avversari può vincerli tutti". Per gli europei appare impossibile. Effettivamente non si tratta di una finzione teatrale, poiché dieci persone non possono attaccare nello stesso tempo, ma una dopo l’altra. Quando un Maestro di Arti Marziali è attaccato successivamente da dieci allievi, il suo spirito cambia rapidamente e si concentra velocemente su ogni nuovo avversario". "La bellezza sta nel fatto che il tutto non avviene per merito del Maestro, ma grazie alla forza dell’energia cosmica (CHI); unico merito del Maestro è quello di autoannullarsi e lasciar fare alla Natura".

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La potenza passiva del CHI non ha niente a che vedere con i muscoli tesi!